A cambiare devono essere gli uomini

Intervista a Viviana Straccia – Presidente dell’Associazione Giuriste in Genere

 

Di Fabio Appetiti – Coordinatore del progetto “Facciamo gli Uomini”

 

Una tua breve presentazione personale. 

Sono un avvocato penalista e ho costituito 3 anni fa, insieme ad altre colleghe, questa associazione chiamata “Giuriste in genere” per la tutela giuridica delle donne vittime di violenza. Ho deciso di costituire questa associazione perchè molte donne non sanno a “chi” e “dove” rivolgersi quando sono vittime di violenze e brutalità. Personalmente sono stata sempre sensibile al tema e per dieci anni ho anche lavorato nei Centri Antiviolenza della provincia di Roma. C’è un gran bisogno di occuparsi di questo genere di reati, che sono stati meglio definiti dalla Convenzione di Istanbul e che, purtroppo, accadono sempre più frequentemente. Svolgo la mia attività anche all’interno del Comitato Pari Opportunità del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma, nomina che ho ricevuto in virtù della mia esperienza decennale.

Come opera concretamente l’ associazione “Giuriste in genere”

Ci siamo costituite 3 anni fa, nel 2016, con l’intento di provvedere in modo particolare alla tutela giuridica (sia in ambito civilistico, che penalistico) delle donne vittime di violenza.

Soprattutto se pensiamo alla frequenza con cui questi reati si ripetono. Solo alla procura di Roma nel 2018 sono arrivate circa 7000 denunce, che significano circa 20 denunce al giorno. All’interno della stessa procura, c’è un pool composto di ben 11 pubblici ministeri e 10 giudici esclusivamente dedicati a questo tipo di reati. Queste presenze numerose ci fanno rendere conto della gravità e della dimensione del problema. Operativamente siamo 20 avvocati donne, mentre i soci sostenitori sono molti di più, circa 200. Abbiamo aperto uno sportello in Via Siena a Roma – patrocinato anche dal municipio – con un telefono operativo h 24 e fisicamente sempre aperto il lunedì dalle 16.00 alle 18.00 per ricevere le donne che hanno bisogno di assistenza.

La specializzazione è necessaria per fare in modo che una donna venga seguita sin dall’inizio e accompagnata passo dopo passo, quando c’è un procedimento penale, fino alla sentenza. Purtroppo spesso accade che dopo la denuncia passi molto tempo prima che venga applicato il provvedimento cautelare e quindi noi dobbiamo sempre cercare di insistere presso la procura per applicare la misura, che può prevedere un divieto di avvicinamento fino a 200 metri o, nei casi più gravi, gli arresti domiciliari e infine il carcere.

Dacci qualche dato per capire meglio la frequenza con cui accadono questi episodi di violenza

Sono molto frequenti e, purtroppo, il dato abbastanza agghiacciante è che l’84% dei casi di violenza sulle donne nasce all’interno delle mura domestiche. Ciò vuol dire che viene esercitata da persona che si conosce (mariti, fidanzati, padri, zii). Per assurdo, quei reati di violenza sessuale che vengono denunciati nelle cronache di TV e giornali ed hanno un forte risalto mediatico, sono solo una piccola minoranza e visto che sono commessi da sconosciuti, sono anche più facilmente perseguibili. Le donne infatti si liberano più facilmente del peso della violenza subita e denunciano soprattutto quando non hanno alcun legame con il persecutore. Se invece il violento è un marito, un padre, un fidanzato, uno zio, la vergogna di denunciare rende tutto il processo più difficile.
Nel 2018 ci sono stati 197 casi di femminicidio,  da gennaio 2019 ad oggi circa 20 casi e quasi sempre gli omicidi si determinano  quando le  donne decidono di liberarsi dell’uomo violento, che a quel punto reagisce e arriva fino ad uccidere. A dover cambiare mentalità, a dover cambiare la cultura, debbono essere soprattutto gli uomini e per questo noi apprezziamo tantissimo questo vostro progetto. Le donne sono le vittime e poi sono quelle che, a vario titolo, se ne occupano per aiutare altre donne in difficoltà, ma sono soprattutto gli uomini che devono affrontare il problema. 

Quando è secondo te che deve “scattare l’allarme” per una donna?

L’allarme deve scattare al primo segnale “anomalo” di controllo, di dominio, di pressione. Quando gli uomini cominciano a controllare i luoghi che si frequentano come la scuola, il posto di lavoro, quando chiedono riscontri di spostamenti o fanno domande persecutorie. Quando infine usano la frase coercitiva “lo devi fare” bisogna cominciare a prendere le distanze. La violenza più subdola e pericolosa è quella psicologica e potrei citare tanti casi che ho affrontato nel mio lavoro, come quello di una donna che si è fatta 7 interventi di chirurgia estetica perchè suo marito le diceva che era brutta e le pagava gli interventi di chirurgia estetica a cui lei si sottoponeva, come se fosse obbligata. Penso anche al caso di un marito che pretendeva al suo ritorno a casa tutta una serie di ritualità a cui si dovevano sottoporre sia la moglie che i figli e quando la donna finalmente si è liberata e ha denunciato, addirittura i figli di 27 e 30 anni, soggiogati da sempre, non hanno più voluto vedere il padre. A volte la denuncia fisica è più visibile e si può subito intervenire,  mentre per quella psicologica ci vuole molto più tempo per accorgersene e per far trovare alla donna  la forza di liberarsene e denunciare.

Quali sono le modalità con cui maggiormente accadono questi episodi? 

La violenza psicologica è stata finalmente riconosciuta come un reato contro la persona, reato che provoca un “danno esistenziale”. E’ l’esercizio del dominio da parte dell’uomo, che di solito si esercita con il tentativo di isolare la persona dal resto del mondo, dalla sua famiglia, dalla cerchia delle amicizie, allontanandola anche dal lavoro. Poi, ovviamente, c’è la forma di violenza fisica alla quale per assurdo si può reagire prima rispetto ad una violenza psicologica. La violenza fisica si esercita in tanti modi fino ad arrivare a quello estremo del femminicidio. Prima di arrivare a questo però ci possono essere stati abusi, maltrattamenti, ripetuti tentativi di stalking. Va ricordato poi che la violenza maschile è assolutamente trasversale e passa per tutti i ceti sociali, dal più basso al più alto, dal notaio all’operaio. Infine c’è la violenza sessuale vera e propria, che è come se una donna – come ha scritto anni fa una importante scrittrice – subisse un omicidio. E’ ampiamente dimostrato che, nonostante tutte le terapie a cui ci può sottoporre, rimuovere le conseguenze di una violenza è sempre molto difficile e doloroso. Ci sono infine gli abusi effettuati sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e dell’alcool. E’ cronaca recente quello che è accaduto a Monterotondo, la storia della ragazza che ha ucciso il padre perché da tempo, sotto effetto dell’alcool, picchiava sia lei che la madre. Penso anche alla ragazza vittima di stupro da parte dei due militanti di Casapound nel viterbese che, per modalità, ricorda un’altra pagina buia di cronaca e di violenza sulle donne, l’episodio tristemente noto come “lo stupro del Circeo”.

C’è un dramma collaterale alla violenza di genere, quello dei minori che spesso assistono a questi episodi violenti. Come si possono proteggere?

 Si tratta di un dramma nel dramma, la violenza a cui si assiste è un trauma atroce per i bambini. Da qualche anno è stata inserita una norma che prevede anche il risarcimento nei confronti dei minori che, pur non essendo stati maltrattati, hanno assistito alla violenza e lo scorso anno e’ stato anche istituito un fondo per gli orfani da vittime di femminicidio. Sia chiaro comunque che nessun risarcimento potrà mai risanare una ferita così profonda in un minore che vede un padre picchiare o uccidere una madre. Non possiamo però neanche assistere in silenzio ad alcune sentenze, come quella che ha tolto il risarcimento ai figli di Marianna Manduca, uccisa in provincia di Catania dopo dodici denunce a cui nessuno aveva dato risposte. Una sentenza assurda, seguita da quelle altrettanto assurde di Ancona, Bologna, Genova degli ultime mesi e che in qualche modo hanno giustificato di fatto la violenza, creando precedenti molto pericolosi.

A livello normativo, cosa manca secondo te per contrastare il fenomeno? 

In tutta onestà credo che la normativa sia ormai completa, visto che molte sono state le modifiche applicate soprattutto grazie alle battaglie che molte donne hanno combattuto negli ultimi anni. Se pensiamo che fino al 1996 il reato contro la violenza sessuale era un “reato contro la morale” e non “contro la persona”, ci rendiamo conto di quanti passi in avanti siano stati fatti. Sottolineo che fino al 1981 ci si divideva tra atti di “libidine violenta” e “violenza carnale” e ciò causava processi morbosi, dove si sottolineavano dettagli spesso intimi ed imbarazzanti al solo scopo di ottenere sconti di pena. Nel 2009 è stato approvato anche il reato di “stalking”, ma il problema è l’applicazione delle norme, soprattutto per quanto riguarda le misure cautelari. E’ sempre troppo il tempo che passa tra la denuncia e l’applicazione di tali misure.

Chiudiamo parlando del progetto AIC #facciamogliuomini  

Come ho accennato prima, è un progetto che giudico importantissimo, perchè già dalla frase che lo rappresenta esprime un messaggio fortissimo per tutti gli uomini. Essere uomini significa essere rispettosi, sensibili, in grado di esercitare il dialogo e la comprensione verso le donne. E’ davvero un messaggio importante che, veicolato da tanti calciatori, può arrivare con grande forza ai ragazzi e alle nuove generazioni. Trovo fondamentale che, al fianco delle leggi e della repressione, ci sia un importante lavoro di educazione e prevenzione; un progetto come questo può  aiutarci tantissimo a vincere la partita  contro la violenza sulle donne. Sono molto orgogliosa di farne parte.