di Bianca Maria Mettifogo

Da oggi il sito di #facciamogliuomini si arricchisce di nuovi contenuti.
La pandemia ha messo a nudo tutti i nervi scoperti della violenza sulle donne.
I femminicidi non si sono fermati. E le conquiste sulle pari opportunità rischiano di fare marcia indietro.
Noi vogliamo tenere alta l’attenzione su questi temi.

Ogni settimana vi racconteremo con delle interviste esclusive i protagonisti, le storie, le iniziative istituzionali e quelle del mondo dello sport per contrastare la violenza sulle donne.

#iorestoacasa è l’hashtag più diffuso da quando l’Italia è stata colpita dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19 e le misure di prevenzione e contenimento messe in atto dal Governo hanno imposto ai cittadini di non uscire dalla propria abitazione. Se per molti italiani abituarsi ad uno stile di vita completamente stravolto nella quotidianità, anche familiare, ha rappresentato una riscoperta di nuove abitudini ed equilibri, per tante donne la propria casa è diventata una prigione da condividere senza pausa con il loro molestatore.

È uno scenario inquietante, che testimonia l’emergenza nell’emergenza, quello che vivono le donne vittime di violenza domestica. Ma anche in questo periodo in cui per tutti, associazioni di volontariato comprese, le regole sono cambiate, il Telefono Rosa è rimasto sempre attivo per offrire il proprio contributo e sostegno.

Il servizio, nato nel 1988, con personalità giuridica dal 2006, è costituito da un gruppo di volontarie che prestano il loro servizio e la loro professionalità gratuitamente: tra queste ci sono avvocate penaliste e civiliste, psicologhe, mediatrici culturali di diversa nazionalità.

Dal 2012, il Telefono Rosa Onlus gestisce il 1522, numero di pubblica utilità attivato nel 2006 dal Dipartimento per le Pari Opportunità per contrastare la violenza intra ed extra domestica attraverso un sostegno concreto alle donne.

Abbiamo incontrato la Presidente di Telefono Rosa, Maria Gabriella Carnieri Moscatelli.

 

 

Da oltre un mese l’Italia si trova in piena emergenza Covid19 con tutte le restrizioni che ne derivano: come è cambiata la vita delle donne che vivono con un compagno/marito violento?

La vita delle donne in questo periodo di emergenza purtroppo è cambiata in modo negativo in quanto molte donne che già subivano violenza si trovano a convivere con il compagno 24 ore su 24 e questo inevitabilmente aumenta le situazioni di attrito e le conseguenti violenze. Le donne si trovano ad essere controllate ogni minuto della propria giornata non avendo più quel minimo di respiro che precedentemente potevano avere mentre il compagno stava al lavoro. Le difficoltà economiche che stanno aumentando in questo periodo per buona parte degli italiani ovviamente non sono di aiuto. Influenzano ancora maggiormente le reazioni dell’uomo violento.

La vostra presenza è garantita anche attraverso l’App 1522. Come si è sviluppata questa idea e che tipo di riscontro sta ottenendo?

La App del 1522 è frutto di un bando di concorso del 2017 e nasce dall’esigenza di dare alle donne la possibilità di chiedere aiuto utilizzando uno strumento come lo smartphone in qualsiasi situazione. La donna in questo modo può nascondersi in un angolo della casa e chiedere aiuto o ancora approfittare di alcune situazioni come la fila al supermercato, per esempio. La chat è uno strumento che utilizziamo da diverso tempo e che sicuramente si rivela uno strumento molto utile e che sta avendo un ottimo riscontro.

Si parla di denunce in calo: come si può spiegare questo dato?

Per quanto riguarda il Telefono Rosa, sono diminuite le denunce e inizialmente è diminuito anche il numero delle donne che si è rivolto alla nostra Associazione ma allo stato attuale le richieste di aiuto sono tantissime. Ad aumentare è stato soprattutto il numero di richieste di sostegno psicologico. Molte sono anche le telefonate di vicini e parenti che chiedono aiuto. Il Telefono Rosa risponde alle richieste che provengono dall’intero territorio nazionale e non solo, anche da alcuni Stati Europei e Internazionali.

Oltre al problema di riuscire a denunciare gli episodi di violenza, in questo periodo c’è da mettere in conto anche una diversa gestione delle case rifugio, nel rispetto delle normative vigenti in contrasto al Coronavirus.

Abbiamo accolto le direttive emanate dagli enti appaltanti, il Comune e la Regione.

Abbiamo chiesto ed è stato approvato dal Consiglio dei Ministri che venissero incrementati gli ordini di allontanamento del violento invece che il ricovero delle donne presso le Case Rifugio.

Ci spiega, nella pratica, come viene gestita una richiesta di aiuto? Da quando ricevete la chiamata a quando la donna viene presa in carico dal centro territoriale di riferimento?

In questo periodo di emergenza, la donna che chiama il Telefono Rosa ha un colloquio telefonico con una delle nostre volontarie. Se la donna chiama dal nostro territorio, la volontaria fornisce alla donna i recapiti telefonici di una avvocata civilista o penalista a seconda del caso e di una delle psicologhe dell’Associazione per avere sostegno psicologico. Le nostre professioniste continuano a svolgere la loro attività di consulenza ma ovviamente al telefono o tramite chat per quanto riguarda le psicologhe. In caso di chiamate da territori diversi dal nostro le volontarie forniscono i numeri delle associazioni accreditate alle diverse Regioni.

Nei casi di emergenza si ipotizza la possibilità di ospitare la donna con eventuali figli minori all’interno di una casa rifugio.

Voi vi occupate di violenza di genere in ogni forma: fisica, psicologica, economica, stalking. Quali difficoltà trovate nel far comprendere alla donna che si tratta di violenza e non di “atteggiamenti sbagliati” o di “momenti di rabbia”? Quali paure riscontrate nelle donne nel denunciare i loro compagni/fidanzati/amici/parenti/uomini violenti?

Le donne spesso subiscono violenza da anni e sono abituate ad avere una relazione violenta per questo hanno difficoltà a riconoscere la gravità di quanto subito. Durante le nostre consulenze con le donne trasmettiamo loro il messaggio che i comportamenti messi in atto dai lori compagni costituiscono un reato. Da qui emerge la necessità che la donna stessa si riconosca come vittima di violenza e da qui il costruirsi di un percorso di fuoriuscita dalla violenza. Le donne hanno paura, paura di perdere i propri figli, paura di subire ulteriore violenza, paura di non farcela economicamente etc. Le donne non hanno solo paura ma anche vergogna, per questo si devono sentire supportate e in primis credute.

 

A proposito di figli, la violenza assistita è un tema molto delicato Quali sono gli strumenti di difesa e di protezione oggi possibili per tutelare i minori?

Questo è sicuramente un tema molto delicato ed è molto difficile per le donne che subiscono violenze riconoscere la gravità di questo fenomeno. Nostra cura è quella di dedicare ampio spazio durante i colloqui con le donne alla presa di coscienza rispetto a quello che è la violenza assistita, per liberare quanto prima i bambini da una situazione che inevitabilmente li influenzerà per tutta la vita nelle loro relazioni familiari e sociali. C’è bisogno di prospettare sia dei percorsi sulla genitorialità che dei percorsi ad hoc per i bambini.

Sappiamo che la scuola ha un ruolo fondamentale nel percorso di un bambino ed anche nell’affiancare la famiglia nel percorso educativo e di contrasto agli stereotipi di genere. Qual è la vostra posizione?

Il Telefono Rosa è sempre vicino ai ragazzi attraverso diversi progetti di prevenzione e sensibilizzazione al tema della violenza di genere. Nei nostri progetti diamo sempre un’attenzione notevole al superamento dei pregiudizi e degli stereotipi di genere. L’Associazione realizza, ogni anno, un convegno presso una sede prestigiosa, dove sono presenti circa 1000 studenti delle scuole superiori della Regione Lazio, oltre ai professori e ad alcuni rappresentanti dei genitori. L’attività progettuale è rivolta al contrasto dello stereotipo culturale della violenza di genere e mira alla promozione della cultura della parità, del rispetto e dell’uguaglianza.

Educare anche le donne, fin da bambine, a riconoscere gli episodi che possono essere considerati avvisaglie di atteggiamenti violenti…

Dobbiamo continuare a fare opere di sensibilizzazione e prevenzione in ogni contesto possibile ma soprattutto prima delle donne dobbiamo educare le bambine, a scuola e in famiglia. Precisiamo che l’educazione deve arrivare sia dalla mamma che dal papà.

 

L’Associazione Italiana Calciatori ha dato vita ad un progetto che punta a sensibilizzare tutta l’opinione pubblica sul tema della violenza di genere, parlando soprattutto agli uomini, come si evince proprio dal titolo del progetto stesso “Facciamo gli uomini”: qual è secondo lei il ruolo degli uomini e dei giovani in questa opera di attenzione e di educazione al rispetto e alla nonviolenza?

Coinvolgere gli uomini nel tema “violenza di genere” è stato sempre molto difficile. Ce ne rendiamo conto durante le riunioni, i dibattiti e altri tipi di situazioni. Negli ultimi anni però riscontriamo che soprattutto attraverso i progetti che attuiamo nelle scuole c’è un maggiore coinvolgimento della parte maschile. Questo è un aspetto molto importante perché sicuramente il superamento degli stereotipi non deve riguardare solo le donne ma soprattutto gli uomini e la cultura maschilista. In particolare siamo convinte che non arriveremo mai alla parità e al rispetto reciproco se donne e uomini non lavoreranno uno a fianco dell’altra.

Il ruolo dei “centri per uomini maltrattanti”: quale tipo di collaborazione avete in atto?

Negli anni abbiamo messo in atto alcuni progetti di collaborazione con i centri per uomini maltrattanti. E’ sicuramente un confronto molto utile per trattare il tema della violenza di genere a 360 gradi.

Lo sport può essere uno strumento di sensibilizzazione? In quale forma?

Lo sport è sicuramente uno strumento di sensibilizzazione. In alcuni dei nostri progetti scolastici abbiamo proprio portato delle testimonianze dirette di alcuni sportivi per avviare un confronto con le classi proprio sul tema della parità di genere nello sport. In particolare ci riferiamo al mondo del calcio, fino a poco tempo fa completamente maschile.

 

 

 

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