Intervista alla senatrice Pd Valeria Valente, Presidente della Commissione di Inchiesta del Senato sul Femminicidio

di Fabio Appetiti

 

Presidente, partiamo dalla presenza delle donne negli organismi istituiti dal governo per la ripartenza. C’è voluto un appello a Conte e una presa di posizione di 16 senatrici per ottenere una presenza femminile in queste strutture. La chiamiamo vittoria o forse una sconfitta dover ancora battersi per ottenere ciò che dovrebbe essere normale?

 

La chiamiamo senz’altro una vittoria perché non era scontato trovare nel governo la giusta sensibilità e invece è successo. Il fatto di esserci arrivate tutte insieme dà ancora più valore al tutto. La presenza delle donne nei luoghi decisionali non è solo, come si può pensare, una questione simbolica legata a un principio di giustizia, ma è invece importante per rilanciare davvero il Paese.  Per avere un’Italia più equa, innovativa, inclusiva e competitiva, tutte le scelte da compiere devono essere assunte anche con un punto di vista femminile e femminista. Senza tenere conto dell’elaborazione delle donne in tema di diversi modelli di sviluppo e consumo e senza soddisfare bisogni e aspettative di più della metà della popolazione non si andrà lontano. Le donne inserite nelle task force sono autorevoli esperte. Siamo contente.

 

Qual è secondo lei il legame tra la discriminazione in famiglia o nei luoghi di lavoro e la violenza che purtroppo si esercita sulle donne fino a quelli che chiamiamo, con quel maledetto termine ormai tristemente familiare, “femminicidi” ?

 

Il legame è la cultura patriarcale e maschilista che stiamo cercando di cambiare. La matrice delle discriminazioni e delle violenze è la stessa: rapporti di forza squilibrati asimmetrici con donne a cui vengono tolti spazi di autonomia e libertà. In famiglia o al lavoro, cambia poco. C’è chi considera le donne deboli fragili e comunque inadeguate a svolgere determinate mansioni. Persone da relegare in una dimensione privata, dove si esercita il potere maschile e dove una donna può essere considerata una proprietà, tanto da subire violenze o essere uccisa in caso di ribellione. Tutto questo può e deve cambiare, abbiamo fatto enormi passi avanti nel tempo. La storia delle donne lo testimonia: diritti tutti conquistati con grande fatica. Dobbiamo andare avanti, le donne devono poter arrivare ai vertici, contare nei luoghi che contano, cambiare il mondo.

 

Il lockdown, come ormai tutti sappiamo, ha aggravato l’emergenza sul fenomeno della violenza sulle donne, le case sono diventate prigioni in cui le donne convivono con i loro aguzzini e le denunce sono aumentate. Quali sono stati gli interventi più importanti per intervenire su tale problematica?

 

All’inizio le donne non telefonavano più ai numeri di emergenza e per questo abbiamo approvato come Commissione Femminicidio un documento contenente chiari impegni e indicazioni. Tra questi, quello di rafforzare il 1522 con una campagna specifica e di rendere possibile la richiesta di aiuto anche via chat, cosa che è stata fatta e che ha portato i suoi frutti. Abbiamo inoltre stanziato 3 milioni di euro per i centri antiviolenza e le case rifugio, che hanno sempre continuato a lavorare, perché potessero disporre di fondi al fine di affrontare meglio le spese dovute all’emergenza Covid, per la santificazione dei locali, i dispositivi di emergenza per operatrici e ospiti e quant’altro per accogliere in sicurezza le donne con i figli. Il bando è stato pubblicato dal ministero delle Pari opportunità direttamente per gli operatori. Abbiamo ottenuto che gli incontri protetti con l’altro genitore si tenessero da remoto, per evitare di esporre a rischi i minori. Abbiamo infine raccomandato a tutti gli operatori della giustizia di perseguire in via prioritaria l’allontanamento del partner violento dall’abitazione famigliare, invece di far uscire donne e bambini. Si può fare, a legge vigente. Le donne si sono fidate e hanno ricominciato a chiedere aiuto.

 

Il progetto #facciamogliuomini dell’Assocalciatori, che lei conosce bene per averlo anche presentato in Senato, sta cercando di sensibilizzare gli uomini su questa dramma sociale. Non crede che, in tutto quello che si fa contro la violenza sulle donne, ci sia un’assenza proprio di coloro verso i quali andrebbero indirizzati tutti gli sforzi in termini di prevenzione e educazione?

 

La violenza è un fenomeno strutturale di natura culturale, senza coinvolgere gli uomini non è possibile alcun cambiamento. Per questo ho voluto presentare la campagna #facciamogliuomini in Senato. La repressione è solo una parte, e anche minima, degli interventi necessari. Si deve fare molto di più in termini di educazione e prevenzione. Direi che educare soprattutto i più giovani al rispetto delle diversità è la prima forma di prevenzione. Anche gli uomini, come le donne, non sono tutti uguali. In tanti per fortuna condividono con le donne la cultura del rispetto e del riconoscimento della dignità per tutti, altri credono nella parità e nei diritti delle donne. Abbiamo bisogno che questi uomini scendano in campo di più e si facciano sentire, accanto a noi. La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani.

 

Lei presiede la commissione contro il femminicidio al Senato dall’inizio della legislatura. E’ soddisfatta del lavoro che questa commissione sta portando avanti?

 

Sì sono soddisfatta. Abbiamo fatto un gran lavoro. Prima di studio, ascolto, ricognizione. Poi di elaborazione per mettere in campo giuste politiche. Il documento che abbiamo approvato all’unanimità nel corso della pandemia Covid è un esempio. Stiamo continuando a lavorare. La legislazione c’è, bisogna farla funzionare meglio. Tutti gli operatori coinvolti, dalle forze dell’Ordine, ai sanitari, ai magistrati devono essere formati per riconoscere la violenza di genere e prevenire quindi un’escalation degli episodi fino al femminicidio. Stiamo lavorando in questa direzione.

 

Si parla molto di sport e di calcio in questi giorni… crede che lo sport e il calcio in particolare possano svolgere una funzione educativa soprattutto verso le nuove generazioni di uomini per educarli al rispetto e alla parità di genere?

 

Assolutamente sì. Il calcio nasce come uno sport tipicamente maschile in cui le donne si stanno facendo largo. E proprio perché è ancora un mondo molto maschile e anche un settore sportivo importantissimo nel nostro Paese e molto seguito dalle giovani generazioni è fondamentale la sua discesa in campo, è il caso di dirlo, nel contrasto alla violenza di genere. I giocatori di calcio sono modelli di comportamento per i bambini e i ragazzi, se esprimono i giusti messaggi possono avere molto seguito. Credo che lo sport e in primis il calcio così importante in Italia sia un luogo prezioso, accanto a scuola e famiglia, per educare al rispetto, alla pari dignità, all’uguaglianza tra uomini e donne.

 

Vorremmo chiudere con un suo giudizio sulla vicenda di Silvia Romano dove una positiva vicenda di liberazione di un ostaggio si è trasformata in un linciaggio mediatico nei confronti di una giovane che ha vissuto un dramma per 18 mesi. Sotto altre forme ma anche questa è violenza.

 

Io penso ancora che se fosse stato liberato un ragazzo forse la conversione non avrebbe fatto tutto questo scalpore. Credo che sia tornata a casa una nostra figlia, con una storia di grande violenza. Una ragazza da rispettare, in tutto. Le polemiche sono pretestuose, strumentali, volgari. Silvia Romano ha sicuramente vissuto un inferno e nessuno di noi può giudicare le sue scelte. Sono felice che il governo sia intervenuto e che sia stato possibile liberarla, in buona salute. Spero che abbia modo e tempo di riprendersi, con la sua famiglia, e di superare questa orrenda esperienza. Ha diritto di vivere come tutti la vita che vorrà.