Intervista all’On. Chiara Gribaudo, Vice Presidente gruppo Pd alla Camera dei deputati, membro commissione Lavoro della Camera dei deputati

 

Di Fabio Appetiti

 

1) La pandemia generata dal Covid 19 ha messo in evidenza, una volta di più, che non siamo ancora una società a misura delle donne e delle loro esigenze, sia in ambito familiare che lavorativo. Lei riceve decine di mail al giorno di donne che denunciano le loro difficoltà. L’Italia è ancora un paese che discrimina le donne?

R: Purtroppo sì, e lo abbiamo visto anche in questi mesi. Nella coppia è stata troppo spesso la donna a doversi far carico del lavoro di cura dei figli, anche se era in smartworking. Lo abbiamo visto nella scelta delle task force, nella scelta delle aziende su chi lasciare a casa e a chi non rinnovare i contratti a termine… le donne stanno pagando duramente questa pandemia.

2) Lo Smart working per le donne è significato in alcuni casi un aggravarsi della loro vita quotidiana invece che una agevolazione. Perché a suo avviso? 

R: Con la chiusura delle scuole e degli asili si è dato per scontato che le donne a casa potessero occuparsi di tutto. Chi ha lavorato in smartworking ha dovuto fare i salti mortali per seguire i figli nella didattica a distanza e ha visto raddoppiare lo stress, senza alcun tipo di riconoscimento o agevolazione.

 

3) La disparità salariale è una delle sue battaglie per ridurre e cancellare ogni forma di discriminazione e disuguaglianza nei  confronti  delle donne sul mercato del lavoro. Lei ha depositato un testo di legge, ma quali sono le leve su cui agire per ridurre tale gap?

R: Dobbiamo lavorare sulla trasparenza e sulla reputazione. Le aziende che non rispettano la parità salariale devono essere rese note a cittadini e consumatori, mentre quelle che si impegnano per la parità salariale e di opportunità di carriera, devono essere premiate con un riconoscimento e con incentivi specifici. La reputazione oggi è una delle risorse più importanti per le imprese, perché le persone fanno scelte consapevoli e possono orientare il mercato al rispetto dei diritti dei lavoratori. E poi servono i servizi: asili nido, tempo pieno, congedi più ampi e flessibili.

 

4) Il lockdown ha visto anche aumentare la drammatica emergenza della violenza sulle donne. C’è a suo avviso una correlazione tra le discriminazioni di varia natura presenti nella società e la violenza fisica a cui le donne sono sottoposte?

R: Finché nella comunicazione continuerà ad essere diffusa l’idea della donna come oggetto e la donna sarà penalizzata nelle proprie scelte di vita, certi uomini continueranno a trattarla come qualcosa di inferiore su cui sfogare le proprie frustrazioni e che deve rispondere ai loro bisogni, senza alcuna autonomia.

5) Sul piano normativo e repressivo si stanno facendo importanti passi in avanti nel contrasto alla violenza sulle donne. Ma la vera battaglia è sul tema della prevenzione. Cosa a suo avviso non si fa e si dovrebbe fare?

R: A partire dalla scuola, si dovrebbe fare di più per diffondere una cultura di parità e di rispetto. Quella contro la violenza sulle donne è soprattutto una battaglia culturale che non vinceremo finché la narrazione pubblica continuerà a trattare la donna come un corpo e non come una persona.

6) Il progetto #Facciamogliuomini è il progetto dell’Associazione Italiana Calciatori contro la violenza sulle donne e ha come obiettivo un maggior coinvolgimento degli uomini in questa battaglia. Non credi che si faccia troppo poco su questo versante e che le tante riflessioni sul tema rimangano sempre all’interno dell’universo femminile? 

R: Sono d’accordo, senza il coinvolgimento di tutti e quindi anche degli uomini, i progetti rischiano di apparire divisivi e quindi di fallire in partenza. Abbiamo bisogno degli uomini non perché ci difendano, ma perché collaborino a diffondere la cultura del rispetto nella società, specie in quelle dinamiche di gruppo in cui si rafforzano invece le idee più tremende su come trattare le donne.

 

7) Lei è una parlamentare e sicuramente per affermare le sue idee e il suo ruolo avrà dovuto faticare più dei suoi colleghi uomini. Mi fa qualche piccolo esempio di vita quotidiana di evidente disparità di trattamento tra uomo e donna?

R: Una donna in politica deve sempre dimostrare di essere brava il doppio degli uomini per raggiungere gli stessi traguardi. Può essere scartata per ragioni di maternità, con modalità non diverse da quanto accade nel mondo del lavoro. Può essere messa alla gogna sui giornali per una questione estetica, fatta a pezzi sui social per la propria vita privata, per questioni che riguardano anche gli uomini ma sulle quali a nessuno verrebbe mai in mente di attaccare un politico. La vita privata per gli uomini non è mai una colpa, per le donne diventa una sorgente infinita di nefandezze da raccontare sul loro conto. E poi le donne che combattono con forza le loro battaglie, vengono sempre sottoposte allo stereotipo dell’isteria e del ciclo. Anche in Aula, su alcuni temi si avverte una sorta di fastidio, o il tentativo di rendere ridicole battaglie serie come quelle sugli assorbenti.

 

8) Per chiudere lei è tra le fondatrici delle Azzurre Parlamentari e vi siete messe in gioco per dimostrare a tutti che il calcio non è uno sport per soli uomini. Vuole mandare un messaggio alle calciatrici italiane?

R: siete fantastiche e bravissime, non fermatevi mai. Non siete sole a combattere gli stereotipi di genere e insieme dimostreremo che non esistono sport solo per qualcuno, lo sport può appartenere a tutti pur con stili diversi. Le donne in Parlamento sono con voi, lavoriamo insieme perché i vostri diritti di sportive professioniste vengano riconosciuti e combattiamo insieme per i diritti e il rispetto di tutte le donne.