Incontro con Attilio Sorbi, allenatore Inter Femminile

di Bianca Maria Mettifogo

 

Il calcio femminile, dopo l’eccezionale risultato dell’ultimo Mondiale di Francia, è stato al centro dell’attenzione dei mass media, dei tifosi, della politica del pallone e, non da ultimo, di una nuova o ritrovata passione da parte di chi il calcio non lo ha mai considerato affar suo.

Le “ragazze mondiali” sono state protagoniste di un sogno ma dietro a quel sogno ci sono le loro storie, i loro sacrifici, la forza di non abbandonare una passione nonostante i molti ostacoli e le mille difficoltà, la soddisfazione di arrivare in alto, dove, forse, ti avevano detto non saresti mai arrivata.

E se accanto ad un grande uomo c’è sempre una grande donna, noi oggi abbiamo incontrato un grande uomo che “guida” un gruppo di grandi calciatrici: mister Attilio Sorbi, allenatore dell’Inter femminile.

La sua carriera da allenatore inizia quando è ancora un bambino e, da giovane calciatore che realizza il suo sogno, sente che il suo futuro sarà allenare. “Sono stato molto fortunato”, ci racconta Mister Sorbi “perché non ho mai smesso di giocare. Certo, giocare ed allenare sono due cose diverse ma diventare allenatore era il mio obiettivo e ho iniziato a farlo appena lasciata la carriera da calciatore, a 35 anni”. Approda in Serie D, per poi passare alla Serie C ed arrivare alla Primavera del Perugia. Nel 2007 gli viene proposta una nuova sfida, che accoglie subito: inizia così la sua carriera da docente alla scuola allenatori del Settore Tecnico di Coverciano.

Nel 2017 si aprono le porte di un’altra avventura: “Ho collaborato per due anni con Milena Bertolini, Commissario Tecnico della Nazionale Femminile. È stata un’esperienza molto importante che ci ha portato ai Mondiali e che ha dato al calcio femminile quella visibilità che fino ad allora era un po’ mancata”. E da otto mesi Attilio Sorbi è l’allenatore dell’Inter Femminile, “una società che ha obiettivi rilevanti, una grande società fatta soprattutto da grandi persone, da professionalità di alto profilo” racconta il mister.

 

Hai allenato calciatori e calciatrici: quali differenze hai trovato nel tuo modo di relazionarti, di comunicare e di vivere il tuo ruolo?

“Bisogna sempre porsi per quello che si è”, inizia a raccontarsi Attilio Sorbi, “credo non si debbano fare distinzioni. Io sono me stesso, metto a disposizione quello che ho e comunico la mia esperienza senza discriminanti. Dobbiamo cominciare a togliere i tabù, se vogliamo crescere. Uomini e donne vanno trattati prima di tutto come persone”.

 

Ma nell’approccio delle ragazze al calcio, hai percepito qualcosa di diverso? Spesso il loro background è diverso da quello dei colleghi uomini, il percorso è talvolta ancora più complicato ed arrivare a giocare in una grande squadra è un sogno, un traguardo frutto di grandi sacrifici, non solo personali ma anche familiari: questo porta le calciatrici a vivere il calcio in modo diverso?

“Ho capito subito che il calcio femminile può rappresentare l’essenza e la gioia del gioco. Loro si donano completamente, sacrificandosi, forse perché il sacrificio è un po’ la caratteristica che contraddistingue le donne, da tutti i punti di vista.

Le loro aspettative sono diverse rispetto a quelle del mondo maschile, soprattutto a livello giovanile. Credo che il problema del calcio giovanile maschile sia da attribuire in primo luogo non tanto alle aspettative dei ragazzi, quanto a quelle dei genitori. Dovremmo pensare ad educare loro: sono i genitori l’agenzia formativa più importante.

Oggi, soprattutto dopo i Mondiali, è aumentato il numero delle ragazzine che giocano a calcio. È un percorso straordinario quello che ha portato a questi risultati e non dobbiamo dimenticare da dove sono arrivate queste ragazze”.

 

Spesso però sono proprio i genitori ad incoraggiare o scoraggiare le attività dei figli ed il calcio è da sempre comunemente considerato come uno “sport maschile”.

“Alcuni genitori vivono ancora di stereotipi ma dobbiamo andare oltre e sottolineare invece gli aspetti positivi.

Dietro al gioco del calcio ci sono valori educativi e formativi importanti per bambini e bambine ed è su questi che dobbiamo puntare. È inoltre fondamentale saper scegliere chi forma i nostri giovani, perché queste persone hanno un ruolo delicato e di primo piano nella loro crescita. Bisogna pensare prima di tutto che bambini e bambine diventeranno persone!”.

 

Nel calcio sono ancora poche le donne ad occupare posizioni “di vertice”. Come pensi si possa cambiare questo aspetto e quale lettura ne dai?

“Anche qui”, continua Mister Sorbi, “credo sia da dare rilievo alla qualità delle persone e non al loro genere. Una donna deve arrivare a ricoprire un determinato ruolo se ha le competenze, le capacità, la determinazione per farlo, esattamente come deve essere per un uomo. Dobbiamo dare spazio alle persone intelligenti, siano esse uomini o donne” e sottolinea “intelligenti, non furbe: il furbo è un intelligente andato a male”.

“Credo nelle persone capaci di confrontarsi e di mettersi in gioco: dalle diversità nasce il confronto e dal confronto si può solo maturare e crescere”.

E prosegue parlando della sua attuale esperienza: “All’Inter il responsabile è una donna, scelta per le sue qualità e per le sue capacità, per competenza e serietà”.

Mister Sorbi non ha dubbi: “La differenza sta sempre nell’intelligenza delle persone. Io faccio e continuerò a fare quello che sento dentro perché intorno a me ho persone che meritano”.

 

Il progetto dell’Associazione Italiana Calciatori “Facciamo gli uomini” punta a sensibilizzare contro la violenza sulle donne: quale ruolo pensi debbano avere gli uomini?

“Credo che questa battaglia debba vedere insieme uomini e donne: solo così si potrà fare qualcosa di concreto. E soprattutto penso sia necessario iniziare a fare i fatti perché le parole, da sole, non portano a nulla e non bastano più. Ancora una volta vorrei dire che il confronto, anche su questa tematica, può essere il mezzo per affrontare il problema e per trovare delle possibili soluzioni”.

 

E lo sport? Che importanza può avere in tutto questo?

“Lo sport è un veicolo straordinario, unisce i popoli e le generazioni. La musica e lo sport giocano un ruolo importantissimo e, se mi permettete, soprattutto il calcio. Non c’è nulla che possa muovere gli animi come il pallone!” E Mister Sorbi continua: “Lo sport sa aprire le porte ed oggi dobbiamo pensare di aprirci al futuro, al nuovo, al miglioramento. Ma per fare questo percorso dobbiamo partire dal basso, dobbiamo educare i bambini. E la scuola deve farsi portatrice di messaggi positivi”.

Si sofferma sul ruolo degli educatori: “Una volta le agenzie formative erano nell’ordine: i genitori, la scuola ed infine lo sport. Oggi scuola e sport devono camminare di pari passo. Purtroppo le scuole italiane non hanno grandi risorse, mancano le strutture e gli studenti fanno poco sport”. Attilio Sorbi, nella sua grande umanità, trasparenza e con la coerenza che ha contraddistinto tutta la nostra chiacchierata, chiude con un auspicio: “Io confido e spero in un futuro interessante per le nuove generazioni, soprattutto in questo momento così difficile. Sono gli “attraversamenti” della vita a cambiarci, a formarci e condurci verso un’evoluzione positiva. Mi auguro che, come hanno fatto con noi le passate generazioni, anche noi saremo in grado di lasciare ai nostri giovani qualcosa di bello e di importante”.