Secondo una recentissima ricerca del CNR gli stereotipi di genere in Italia sono duri a morire. ANCHE TRA GLI ADOLESCENTI.

 

di Sabrina Carreras

 

In Italia gli stereotipi sui ruoli di genere sono ancora molto radicati, soprattutto tra gli adolescenti.

A certificarlo è un ente di tutto prestigio: l’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpps) ha da poco presentato l’edizione 2020 di Gap- Giovani alla Prova. Ricerca su atteggiamenti e comportamenti degli adolescenti italiani’.

Dalla ricerca emerge che quattro adolescenti su 10 ritengono che debba essere l’uomo a mantenere la famiglia (tra cui il 25% delle studentesse) e 1 studente su 4 che l’uomo debba comandare in casa.  Insomma cambiano le leggi, ma la mentalità no. Nonostante le grandi conquiste legali dobbiamo ancora constatare che viviamo in una società che dipinge lei vulnerabile e bisognosa di protezione e quindi incline ad essere sottomessa e lui forte e indipendente.

Secondo la fotografia scattata dal Cnr inoltre le ragazze, in ambito scolastico, sono vittime privilegiate di varie forme di discriminazione e violenza: sono soggette all’esclusione dal gruppo il 40% delle studentesse contro il 20% degli studenti; il 31% delle ragazze subisce insulti per l’aspetto fisico contro il 17% dei ragazzi; almeno 1 studentessa su 10 viene offesa in quanto donna. “La costruzione delle rappresentazioni sociali costituisce un processo complesso, sul quale influiscono la socializzazione primaria e secondaria e i modelli culturali di riferimento. Esse generano l’idea dell’”altro”, che condiziona gli atteggiamenti e i comportamenti umani e quindi il rapporto tra uomini e donne. In particolare la riproduzione dei cosiddetti ruoli di genere, che avviene per lo più in ambito familiare, ove spesso si interiorizzano ideali distanze e disuguaglianze sociali, si basa ancora oggi sulla presenza di una visione sessista della società, che vede la donna come subalterna all’uomo per via della presunzione dell’esistenza di ruoli sociali “naturali”, che prevedono il primato dell’uomo nelle posizioni apicali di carriera e quello della donna negli oneri di cura e assistenza familiare”, commenta Antonio Tintori del Cnr-Irpps. “Queste errate scorciatoie cognitive, definite stereotipi, costituiscono un fattore altamente condizionante gli atteggiamenti verso la diversità di genere. L’analisi del livello di stereotipia sociale, in particolare sulla popolazione più giovane, è un’attività di ricerca complessa e importante che deve essere periodicamente svolta per avere una misura del processo di emancipazione culturale nello spazio e nel tempo”.